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La Festa Patronale della Madonna del Carmine ricorre il 16 luglio ed è organizzata nella prima domenica successiva a questa data. I festeggiamenti religiosi culminano con la processione per le vie del paese della pesante statua della Madonna del Carmine, conservata in una cappella laterale della Parrocchiale di San Giovanni. In questa giornata è tradizione disputare il "Palio degli asini", che ha una storia suggestiva da raccontare. Voci tramandano che nel 1537 il signore del borgo, il Castiglioni, decise di far costruire una strada e, per trasportare il materiale necessario, chiese in prestito gli asini ai contadini di Marano.
Ma, poichè era il periodo della fienagione e gli animali erano necessari per i lavori agricoli, i maranesi si rifiutarono di prestarglirli. Teodoro Castiglioni li sfidò e invece di punirli fece venire dalla Brianza numerosi asini (per i lavori necessari) e bandì una gara di velocità per le vie del paese. Non si conosce l'esito della sfida ma quell'evento fornì l'ispirazione per disputare il " Palio degli asini" nel corso degli anni.
A questa dimostrazione di abilità e destrezza è stata aggiunta la sfilata storica con costumi e travestimenti rievocativi e la festa si è trasformata nel "Palio dei rioni"; il paese oggi è diviso in quattro rioni (Castello, Cavaiago, Contrada Nuova, Piazza e Villa) che hanno riunito e raggruppato le antiche contrade, un tempo più numerose.
La data a partire dalla quale il Palio divenne ufficialmente istituzionalizzato (durante i secoli aveva avuto una ricorrenza saltuaria) è il 4 agosto 1974 e il nome ufficiale fu "Palio delle Contrade"; il premio consisteva in un drappo di raso azzurro ricamato con fili d'oro dalle suore di S. Giuseppe di Novara, recante impresso il campanile, simbolo delle manifestazioni maranesi, circondato dagli stemmi delle contrade.
A partire dai primi anni del 1990, il percorso della gara non si snoda più, come nel passato, per le vie del paese, bensì nel campo sportivo; cura e attenzione sono prestate per garantire il benessere degli asini.
Le maschere caratteristiche di Marano sono il Cecu e la Rusin, rispettivamente un mugnaio e una locandiera che, nella prima metà del 1600, aiutarono i maranesi a sfuggire alla prepotenza e ai soprusi delle soldatesche spagnole.
A Carnevale, il Cecu e la Rusin salgono da Zendone fino in centro paese e, dall'alto della torre-acquedotto, leggono alla popolazione un ironico proclama. Un tempo distrubuivano anche "pota e lac" (polenta e latte).




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